Citta di Castello - Da Città di Castello appello di istituzioni e parlamentari
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Citta di Castello - Da Città di Castello appello di istituzioni e parlamentari
“La politica deve tornare ad occuparsi di tabacco”: questo l’appello che viene rivolto al governo nazionale dal mondo del tabacco, riunito a Città di Castello per la XVII edizione di Agritab.
Dopo la visita all’esposizione, Agritab 2010 si è aperta con un convegno dedicato al futuro della tabacchicoltura e delle aziende agrarie, aperto dal saluto del presidente del Comitato organizzatore Fabio Nisi e dal sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta il quale ha ribadito che “Il fatto che Agritab si tenga è già un grande successo perché fino a qualche anno fa la sopravvivenza di questa coltura non era così scontata. Invece il tabacco è un comparto vitale, che guarda avanti e non si avvita sulle numerose difficoltà che pur permangono. Se questo è avvenuto dipende dagli operatori e anche dalle istituzioni, come dimostra il recente accordo siglato tra Regione Umbria e Commissione europea, in base al quale gli imprenditori umbri avranno incentivi quinquennali. Quando parliamo di tabacco dobbiamo parlare anche delle migliaia di persone che hanno lavorato e lavorano nella filiera, una ricchezza sociale oltre che economica”.
Ridurre i costi è una delle variabili su cui si giocherà il futuro del tabacco: questo il filo conduttore del convegno che ha approfondito, sulla base della relazione scientifica di Flaminia Ventura, docente di Scienze estimative dell’Università di Perugia, questo rapporto strategico, quando i premi e gli incentivi non ci saranno più.
“In Umbria ci sono quattrocento aziende attive contro 192 dismesse, meno superficie impiegata e più produttività - ha spiegato la Ventura - la nuova Ocm ha razionalizzato il settore, eliminando le unità per dimensioni o investimenti sotto la soglia minima. Come Ateneo stiamo studiando, insieme a partner istituzionali ed associativi, oltre che alle multinazionali private (la Philip Morris), le best practice, le pratiche migliori dal punto di vista energetico, organizzativo e dell’introduzione di misure agroambientali. In sostanza le indicazioni di questo progetto, comunque all’inizio, sono la necessità di nuove tecniche colturali a maggiore sostenibilità, economiche e ambientali, trascurate da quando con la nuove Ocm la parola d’ordine sembrava essere riconversione. A questo piano si dovrebbe affiancare una politica di incentivi per differenziare il processo e quindi il prodotto delle aziende, insieme a scenari europei stabili per favorire gli investimenti finalizzati alla riduzione dei costi. L’accordo del Ministero con le grandi manifatture sui prezzi è un elemento importante per riequilibrare la filiera. Infine la ridistribuzione degli aiuti del premio unico tra le aree penalizzate dalla Pac e le politiche regionali che in Umbria sono già state improntate”.
“Il tabacco, nonostante i recenti successi, ha bisogno del sostegno della politica” ha detto l’assessore regionale umbro all’Agricoltura Fernanda Cecchini “Per questo Agritab ha chiamato a raccolta parlamentari di diversa sensibilità nazionali ed europei. Abbiamo ottenuto un incentivo quinquennale per ettaro, nonostante un soggetto come Commissione europea non dovrebbe chiudere a 999 euro, questo lo fa la grande distribuzione durante le promozioni. Le difficoltà sono state superiori, perché non è stata una guida nazionale a cogliere l’obiettivo ma una regione. Se il Ministero avesse gestito questa fase, ora sarebbe più facile confrontarsi con la filiera perché aggiunga risorse al fondo sul prezzo del tabacco. In vista dell’incontro che insieme alla presidente Marini avremmo con Galan, Agritab licenzi una posizione comune ai parlamentari presenti, che sia rappresentata in sede ministeriale. Abbiamo messo in sicurezza da oggi e per cinque anni le risorse esterne; ora dobbiamo abbattere i costi. Il lavoro che abbiamo iniziato insieme alla filiera umbra del tabacco deve darci indicazioni su come investire i finanziamenti del Piano di sviluppo rurale. Inoltre le risorse storiche devono rimanere a disposizione del mondo del tabacco: gli uni e gli altri sono un cespite di decine di milioni di euro. Dobbiamo decidere come spenderli: ci vogliono idee e piano economico-finanziari. La filiera deve lavorare su questo, per sostenere le imprese che continuano a coltivare tabacco, chi diversifica, seguendo percorsi, ad esempio, di ortofrutta o agrienergie. Inoltre a confronto con altri comparti dell’agricoltura, il tabacco ha numeri e fatturato di tutto rispetto: partendo da questo dato possiamo costruire aziende moderne e proiettate al futuro in nome della multifunzionalità e della compatibilità ambientale”.
“È finito un mondo” ha annunciato Memmo di Bucchianico, presidente di Unitab “abbiamo creduto che il tabacco sarebbe riuscito ad andare avanti ma non è così. La Regione dell’Umbria ha fatto un grande lavoro, perché a Bruxelles quando si parla di tabacco si chiudono tutte le porte. Siamo delusi invece del prezzo commerciale. I costi di produzione debbono essere ridotti ma nel frattempo gli imprenditori non saranno più in grado di produrre tabacco senza che diventi antieconomico. Mi rivolgo ai parlamentari perché il bilancio europeo non è stato approvato e perché dobbiamo cominciare a pensare alla prossima Pac. Se si passerà agli aiuti sulla base dell’ettaro, noi perderemo molte risorse. Su questo io mi auguro che la politica italiana si ricompatti per difendere il mondo agricolo, un interesse nazionale, e perché gli aiuti non sono per l’impresa agricola ma per la sicurezza alimentare del cittadino. Le manifatture auspico che si rendano conto che per tenere in vita il mondo del tabacco bisogna riconoscere il giusto prezzo”.
“Il tabacco costa 3,29 euro a chi spende meno e 3,60 circa a chi spende di più. La media italiana è di 3,40, dato del Ministero che pubblica a fine raccolto” ha detto Oriano Gioglio, presidente di Interbright. “Questi costi di produzione sono anticipati da un investimento di 10mila euro ad ettaro per il Bright e di 13mila, 14mila ettaro per il Derby e il Kenctuky. Quali sono i ricavi? I 2,40 euro, sottoscritti nei contratti, che deve essere rispettato. Questo è il prezzo medio nel Centro Italia; con le altre misure 2,95. Mancano circa 40 centesimi a quintale. Le manifatture non ci sono ma, se ci fossero, direbbero che gli agricoltori hanno il premio disaccoppiato. Ma questa è un'altra cosa. Ci aspettavamo di più dalle varie misure, pensando che avrebbero integrato il differenziale sul prezzo. È accaduto perché da due anni non abbiamo più il Ministro dell’agricoltura, in particolare non ce l’abbiamo più dalla primavera scorsa. Siamo soli. Dobbiamo tornare ad incontrare la politica per correggere queste distorsioni in un mercato mondiale dominato da poche multinazionali. Lo stato deve governare questo scenario altrimenti si scompensa a svantaggio dei segmenti più deboli e divisi, perché non rappresentati dall’istituzione sovrana. Quando al costo mancante: dovremmo andarlo a chiedere all’articolo 68 ma non sarà così facile. È necessaria un’iniziativa forte sul dossier tabacco che veda il coinvolgimento del Ministero dell’Agricoltura, della Sanità, dell’Economia”.
“I deputati e senatori presenti sosterranno un documento per riportare all’attenzione della politica nazionale il settore del tabacco” ha annunciato Walter Verini, parlamentare Pd “un settore importante per occupazione e volumi. Se questo comparto in Umbria ha una prospettiva certa, è dipeso dallo sforzo continuo e reale che la Regione e le istituzioni locali hanno prodotto in ogni sede, come dimostra il recente accordo con la Commissione europea. Se questo non è vero a livello nazionale, è perché il governo ha mancato, non si è avuta la sensazione di un impegno reale a favore dell’agricoltura ma di una posizione di sostegno parziale, per esempio delle quote latte. C’è bisogno di una politica per l’agricoltura, che proponga modelli e risposte di lungo periodo non legate a misure congiunturali perché il settore coinvolge milioni di famiglie e di migliaia di aziende. In Alto Tevere, oltre al rapporto economico, esiste un rapporto culturale tra società e tabacco. Pensiamo alle tabacchine che salvarono i libri di Firenze dall’alluvione, ad museo di Alberto Burri, che lui volle negli seccatoi del tabacco. Sono motivi ulteriori per non interrompere il filo rosso che ci lega al tabacco, accettando sfide difficili sul fronte del mercato, dell’ambiente della salute, ma che possono essere vinte. Il tabacco in Alto Tevere ha conosciuto la sua espansione perché la borghesia agraria e il movimento cooperativo hanno sviluppato uno competizione virtuosa: dai consistenti redditi provenienti dall’agricoltura nacquero i primi insediamenti industriali. È questo spirito progettuale che dobbiamo recuperare per tenere insieme il futuro ed il presente dell’agricoltura”.
“Chi è vissuto in Alta Valle del Tevere conosce ogni parte della pianta del tabacco perché rappresenta un elemento costante del paesaggio e della nostra cultura” ha ricordato Katia Polidori, parlamentare Fli “sono sempre stata contraria ai finanziamenti a fondo perduto perché hanno devastato la nostra economia ma sono convintamente in battaglia per i finanziamenti mirati al rinnovamento e alla prospettiva, trasformando una difficoltà in opportunità. Noi siamo un paese che sta riducendo l’uso del tabacco a differenza di altri paesi. L’uso di tabacco è inversamente proporzionale al reddito delle società. Sarà fondamentale in questo senso il coinvolgimento con il Ministero del Commercio estero e dello Sviluppo economico, sapendo però che questo settore non avrà grandi possibilità di sviluppo. I finanziamenti in questo senso non sono educativi, dal momento che la parabola sarà negativa e dobbiamo esserne consapevoli. La disponibilità politica c’è ma si deve andare verso un’evoluzione del comparto non al suo mero mantenimento”.
“Siamo in un passaggio straordinario: da un lato il Commissario europeo ha presentato le linee della nuova Pac e dall’altro siamo in una trattativa lunga rispetto alla misura agroambientale, per la quale manifestammo a Bruxelles qualche anno fa, ottenendo migliorativi” ha specificato Carlo Emanuele Trappolino, membro della Commissione Agricoltura della Camera. “Qualche anno fa votammo uno risoluzione unitaria per promuovere presso la Commissione europea tre azioni: ristrutturazione, misura agroambientale, impegno a convocare le manifatture. Negli ultimi mesi si è persa traccia del Ministro, perché in Europa l’ex-titolare ha scambiato le quote latte, costate cinque miliardi per poche centinaia di imprenditori irregolari, con la vertenza tabacco. Guardando alla Pac 2013, l’Italia è uno dei pochi paesi che non ha presentato un contributo alla Commissione mentre Francia e Germania si sono presentati con un documento unitario. Noi invece abbiamo fatto peggio di Malta, che, comunque, ha avanzato una proposta autonoma”.
“Sono qui per dare la mia disponibilità a lavorare insieme al collega Paolo De Castro Leonardo Domenici, europarlamentare Pd “perché il tabacco ottenga una diversa attenzione da Bruxelles. Ci sono considerazioni che valgono per il tabacco ma anche in generale: il peso, ad esempio, del sistema Italia in Europa, attualmente ripiegato su se stesso e scarsamente capace di un lavoro comune. La dimensione della politica nel parlamento di Strasburgo è discriminante: ci devono essere spazi maggiori, essendo un’assemblea più tecnica, per affermare i nostri contenuti dal momento che siamo i soli a rappresentare alcuni interessi, legati all’economia ma anche all’identità di un territorio a garanzia di qualità e tracciabilità. L’Europa è la sede dei governi e lì deve giungere il tabacco e gli altri comparti strategici per il Paese”.
Nel concludere i lavori, la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini ha illustrato “il percorso che le Regioni si trovano a fare in questa particolare fase della Pac. L’Umbria ha deciso di puntare sull’interesse delle imprese e quindi su sostegni adeguati. Abbiamo battuto tutte le strade percorribili, formali ed informali, per contenere effetti comunque negativi. La tecnostruttura della Commissione europea ha dimostrato in questa vicenda specifica una resistenza ancora maggiore dell’indirizzo politico. Nei prossimi anni la nostra causa non avrà altri amici: difendiamo il risultato ottenuto che ci dà tranquillità nel programmare gli interventi sia pubblici che privati, nella permanenza della coltivazione come nella riorganizzazione della filiera. Il fronte delle Regioni si è assottigliato: l’indebolimento non aiuta il coinvolgimento nazionale. Allora diventa importante il ruolo che può svolgere la filiera nel rappresentare la posizione italiana, che per ora è stata la proiezione di quella delle Regioni, in Europa nel momento in cui si parla di Pac futura. Ci sono i margini per orientare alcune decisioni di sistema. Deve essere riattivato il tavolo nazionale dove siede il governo, i produttori e le multinazionali. È quella la sede dove definire la posizione italiana con cui presentarci in Europa, forti di una linea comune e dell’autorevolezza delle istituzioni”.
La rassegna di macchine ed attrezzature specializzate, allestita con circa sessanta espositori negli spazi dello stabilimento Mella di Trestina, rimarrà aperta fino a domenica 21 novembre.
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